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L'Anp: l'ennesima bugia ebraica


Profughi in fuga a Hebron
(foto AP)

L'esercito con la stella di David ha lasciato Tulkarem e Qalqilya. Ma non si tratta di un ritiro definitivo dalla Cisgiordania e neppure di una decisione molto sentita da parte israeliana. Sebbene Ariel Sharon abbia voluto mantenere la promessa fatta a George Bush di lasciare i Territori, tuttavia quell'ennesimo richiamo del presidente americano non è servito a fermare il pugno di ferro ebraico. Innanzitutto, stando ad alcuni testimoni, i carri armati e i blindati per il trasporto delle truppe nel lasciare Tulkarem, sotto un intenso fuoco di copertura, hanno approfittato del favore delle tenebre, per far saltare in aria il quartiere generale locale dei notabili palestinesi. E mentre il capo della Casa Bianca si augura che si tratti del primo passo di una ritirata su larga scala, come ha precisato il ministro della difesa israeliano, intorno a quelle città sarà comunque mantenuto uno stretto assedio. Intanto, nei Territori si continua a morire. I combattimenti infuriano a Jenin. Secondo fonti palestinesi, due donne, un ragazzo, due miliziani e dieci militari israeliani sono morti nel campo profughi della città, mentre in un'altra cittadina cisgiordana, Nablus, centinaia di palestinesi sono stati costretti a consegnare pistole e fucili al termine di uno scontro a fuoco nella città vecchia. Proprio qui i soldati ebraici hanno scoperto 16 laboratori dove venivano fabbricate le armi. In relazione a quanto accaduto in quelle due cittadine, è stato lanciato un ulteriore appello alla comunità internazionale questa volta da parte dei membri della missione civile per la protezione del popolo palestinese, presenti nella residenza del presidente Arafat a Ramallah. "L'esercito di occupazione - hanno denunciato i 40 internazionali - violando tutte le convenzioni di Ginevra e tutti i principi morali, sta sistematicamente massacrando la popolazione: stanno assassinando sia civili che membri della resistenza". Secondo i palestinesi negli scontri di ieri avrebbero perso la vita una centinaia di persone, insomma si tratterebbe di un vero "massacro", parole che in un primo momento erano state messe in bocca finanche al ministro degli Esteri israeliano, Shimon Peres, che però ha subito smentito provocando un'ulteriore reazione dell'Anp. Il ministro dell'Informazione, Rabbo ha colto l'occasione per accusare la colomba israeliana di "tentare di presentare le vittime come dei barbari e gli assassini e i criminali come essere umani". Ancora una volta, quindi, le notizie che giungono dal Medio Oriente sono di parte e non permettono un'esatta valutazione dell'accaduto, anche perché l'esercito israeliano tiene lontani i giornalisti. Quel che appare chiaro, però, è che a poche ore del ritiro da Qalqilya e Tulkarem, l'esercito ebraico ha occupato il villaggio di Dura, nei pressi di Hebron, e nello scontro a fuoco che ne è derivato sono morti due palestinesi. Inoltre, le truppe israeliane hanno fatto irruzione nel palazzo del parlamento palestinese, dopo aver bombardato le porte dell'edificio.
Angela Francesca D'Atri (Il Campanile nuovo)