Bush a Israele: "Adesso basta"

Sharon disposto a trattare con leader moderati
(foto Reuters)

L'offensiva militare nei Territori continuerà fino a quando non sarà smantellato il terrorismo integralista palestinese. Questo quanto emerso nel corso dell'intervento al parlamento israeliano, trasmesso alla tv, da parte del premier Ariel Sharon. Cadono così nel nulla gli appelli del presidente americano, George Bush, e la risoluzione dell'Onu che sollecitano ad un "ritiro senza rinvii". Tuttavia, nonostante il discorso del premier si sia attirato le critiche dell'Anp, perché vanificherebbe la missione del segretario di Stato americano, Colin Powell, che sarà a Gerusalemme il prossimo 11 aprile, sembra rivelare un'apertura di Sharon ai moderati palestinesi. "Sono disposto ad andare dovunque senza condizioni - ha detto - ad incontrare altri leader arabi per parlare di pace". Lo stesso piano di pace saudita, che offre a Israele il riconoscimento arabo dello Stato ebraico in cambio della restituzione dei territori occupati, sembra essere tornato nuovamente all'attenzione del governo ebraico. Per nulla mutato è risultato, invece, il giudizio del premier ebraico sul suo avversario Yasser Arafat che continua a considerare alla guida di "bande di assassini" e di aver instaurato nei territori amministrati dall'Anp "un regime del terrore". Sul fronte della politica interna, alla luce dei numerosi consensi che la sua offensiva antipalestinese sta riscontrando, il leader del Likud ha chiesto al parlamento l'approvazione della richiesta di altri due partiti di entrare a far parte del governo di unità nazionale. Con il loro sostegno il governo del Falco potrà contare su una maggioranza di 90 deputati su 120. Contro la politica intransigente di Ariel Sharon si è invece levata, per l'ennesima volta, la voce del moderato, Shimon Peres, il quale in un'intervista radiofonica ha ricordato quanto sia importante tenere conto dell'opinione degli Usa. "Gli Stati Uniti sono il nostro maggior alleato e dobbiamo tener conto di ciò che ci dicono" ha ribadito dopo aver sottolineato la necessità del ritiro dei Territori prima dell'arrivo nella regione mediorientale di Colin Powell. Intanto, il viaggio diplomatico del segretario di Stato americano è già cominciato dal Marocco. Inizia così la missione americana che cercherà di coinvolgere i Paesi arabi moderati nel negoziato di pace in Medio Oriente. Una tappa questa in Marocco che servirà un po' da test, in attesa dell'11 aprile, giorno in cui Powell sarà a Gerusalemme per incontrare il premier ebraico. Nel frattempo, l'occasione si rivela propizia per discutere nuovamente del piano saudita; infatti, proprio il Marocco è uno dei Paesi arabi che caldeggia maggiormente la proposta del principe Abdullah di Arabia.
Angela Francesca D'Atri (Il campanile nuovo)