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Con la nascita dello Stato israeliano (1948), gli arabi subirono duedanni materiali: la perdita di un territorio arabo a favore di uno stato non arabo e la partenza o la cacciata di molti suoi abitanti arabi. La maggior parte dei profughi si trasferì nei paesi vicini in Libano e in Siria, o in quelle parti della Palestina che erano rimaste in mano araba e cioé la Riva occidentale rimasta alla Giordania e la Striscia di Gaza rimasta all'Egitto. In tutti questi posti, la schiacciante maggioranza dei rifugiati arabi fu rinchiusa nei campi. Quando nel 1967 le forze armate di Israele conquistarono sia la Riva occidentale sia la Striscia di Gaza, vi fu un ulteriore esodo di profughi, dai campi della Riva occidentale al di là del Giordano sulla riva orientale. Questa volta però la popolazione locale della Riva occidentale rimase ferma, così come fecero i profughi. Sulla partenza degli arabi palestinesi dal 1948 in poi vi è un disaccordo totale tra la versione araba e israeliana. Secondo quella araba, essi furono semplicemente cacciati dagli israeliani. Secondo quella israeliana, in alcune zone i loro leaders diedero istruzione di partire, mentre in altre essi fuggirono presi da quella sorta di panico contagioso che spesso colpisce le popolazioni civili nelle zone di guerra.
(Bernard Lewis, "Semiti e antisemiti")