Cisgiordania ancora sotto assedio

Proiettili di gomma contro i giornalisti
(foto Reuters)
Intensi scontri a fuoco e un bilancio delle vittime che si aggrava ulteriormente. Non si arresta l'offensiva israeliana nonostante i numerosi appelli della diplomazia di tutto il mondo per il ritiro dai territori occupati, anzi, contrariamente ad ogni aspettativa di pace, l'esercito israeliano ha accelerato le operazioni in Cisgiordania. A spingere in questa direzione i comandi militari è la minaccia costante del terrorismo palestinese. "L'operazione muro di difesa" contro gli attacchi kamikaze lanciata lo scorso 6 marzo, va quindi avanti e, secondo i capi dell'esercito, occorrono almeno "altre tre settimane per la prima fase" e "altre quattro per consolidare il risultato". Intanto, il bilancio di questa sola settimana di scontri è piuttosto pesante: 90 morti solo in campo palestinese e 20 in quello israeliano. L'operazione antiterrorismo sta però dando buoni frutti, considerando che circa 900 mila militanti sono stati catturati dall'esercito con la stella di David. I militari israeliani non si possono lamentare neanche del bottino di guerra che conta una cinquantina di bombe, due lanciarazzi, decine di Kg di materiale esplosivo, quattro cinture-bomba per attacchi suicidi, 1300 fucili, 670 pistole e una cinquantina di razzi. Tuttavia, i soldati ebraici ancora lontani dall'esser contenti ritengono che "le reti terroristiche" non sono state smantellate". Continuano così gli scontri in Cisgiordania, da Betlemme a Nablus e a Jenin, quest'ultima una delle città più colpita in quanto ritenuta covo di terroristi. Almeno dodici palestinesi hanno perso la vita, tra di essi anche un ufficiale di polizia, ma si tratta di fonti dell'Anp non confermate da quelle israeliane le quali parlano invece di solo due vittime, due militari. Tra di esse non figura la morte di una giovane palestinese di appena tredici anni, colpita da proiettili israeliani durante uno scontro a fuoco nel villaggio di Tubas, in Cisgiordania. Testimoni hanno raccontato che a provocare il conflitto è stata la reazione palestinese alla presenza di blindati israeliani. A Nablus invece i combattimenti sono stati fatti casa per casa, l'attacco israeliano è stato massiccio, i militari sono entrati nella cittadina con quattro elicotteri e il loro ingresso è stato preannunciato dall'esplosione di mine anti-carro. Oltre ai morti, le forze di sicurezza palestinese hanno registrato il ferimento di ventiquattro persone, sei di loro versano in condizioni piuttosto gravi. Alcuni testimoni hanno raccontato che gli israeliani hanno sparato razzi, e impiegato mitragliatrici contro la vecchia città di Nablus e l'adiacente campo profughi di Balata. Per quanto riguarda i soccorsi, continuano ad esserci numerose difficoltà anche perché le truppe di occupazione non permettono il transito delle autoambulanze e, per questo, risulta difficile fare un bilancio esatto delle vittime. I medici dell'ospedale di Nablus però parlano di un elevato numero di feriti, tanto che per medicare le vittime degli scontri si è dovuto trasformare il locale obitorio in un ospedale. Inoltre, anche a Ramallah la situazione continua ad essere insostenibile. I soldati israeliani presidiano ancora la città in cui Arafat ha il suo quartiere generale. E ieri per disperdere un gruppo di giornalisti stranieri che si apprestavano a seguire l'arrivo dell'inviato statunitense, Anthony Zinni, per l'incontro con Yasser Arafat, l'esercito ha utilizzato bombe stordenti e proiettili di gomma. E' stato bloccato finanche l'accesso al palazzo presidenziale. I giornalisti hanno parlato infatti di due jeep militari che hanno bloccato le sei auto blindate su cui viaggiavano i giornalisti.
Angela Francesca D'Atri (il Campanile nuovo)