La Palestina
nelle foto di Morpurgo

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Un sorriso ebreo ed uno musulmano. Li ha visti Luciano Morpurgo e li ha immortalati con una foto. Ora, ingiallita, fa la sua scena in una mostra, a Palazzo Barberini, a Roma(l'entrata è gratuita, fino al 21 luglio) e sembra parlare, raccontare di anni in cui la coesistenza tra arabi ed israeliti, sebbene difficile, fosse comunque possibile. Siamo nel lontano 1927, in Italia il fascismo non solo non perseguita gli ebrei, ma al contrario ne incoraggia le iniziative (sono note le collaborazioni con la componente israelita). In Palestina, invece, c'è il protettorato britannico. Con la Grande Guerra e il conseguente dissolvimento dell'Impero Ottomano, è subentrato un periodo pacifico, che lascia ben sperare. Luciano Morpurgo, askenazita, appartenente alla buona borghesia ebraica di Spalato, noto editore dell'epoca, nonché fotografo, decide di partire per la Palestina con il suo amico, il geografo Roberto Almagià, professore all'Università di Roma. Il Viaggio viene organizzato dalla Fondazione per le Ricerche geografiche, una fondazione nata nel 1926 per lo sviluppo di relazioni fra l'Italia e gli ebrei che vivono in Terra d'Israele. Oltre la Palestina visitano anche l'Egitto e la Transgiordania. Circa mille sono le foto che rimangono di quell'esperienza e che sono conservate nel Fondo Morpurgo presso l'ICCD. Sono foto che colpiscono per quell'assenza di conflitti etnici, che oggi alla luce di quanto accade in quelle terre, sorprendono. Una vita tranquilla, senza morte e sangue, dunque è possibile. E gli attori di questo momento magico sono donne e uomini, ebrei e arabi, ritratti nell'attimo che vive ancora e si immerge nel nostro presente, rendendo possibile oltre ai giochi di luci, sogni straordinari. Come quando tra il contrasto tra luce e ombra, tra il nero e il bianco delle foto, filtra un raggio di sole illuminando una lamina che ora sembra d'oro. Diventa arte, il tranquillo affaccendarsi di comuni donne lungo le rive del fiume, la vita quotidiana dei pescatori. Infine un sorriso, questa volta per lo spettatore, per quella foto chiamata "Pulizie di Pasqua" ma che con le pulizie, in verità, nulla ha a che fare.
Angela Francesca D'Atri
Un particolare ringraziamento ad Enrico Mancini