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Mubarak a Powell, Israele rispetti le risoluzioni Onu
L'inviato statunitense, Anthony Zinni, è tornato al suo
lavoro di mediazione in Medio Oriente. Un ennesimo tentativo che arriva
in un momento che sembrerebbe propizio, immediatamente dopo il ritiro
dell'esercito dalle due cittadine cisgiordane, Tulkarem e Qalqilya. La
sua missione è cominciata a Gerusalemme con un incontro con il ministro
della Difesa israeliano, Benjamin Ben Eliezer, il quale si affrettato
ad informare l'ex Marines sulla ritirata delle truppe da quelle due cittadine,
così come raccomandato dal presidente americano, George Bush. Dopo l'incontro
con Ben-Eliezer, avvenuto nella sede della Knesset, Zinni ha annunciato
che la prossima settimana ha intenzione di incontrare i rappresentanti
dell'Anp. Durante la discussione al parlamento, l'inviato americano è
stato anche opportunamente informato sulla crescente tensione ai confini
settentrionali dello Stato ebraico, dove gli Hezbollah, sono tornati a
farsi sentire sulle fattorie di Shebaa. E dopo Zinni, a Gerusalemme è
atteso per giovedì il segretario di Stato, Colin Powell, che nel frattempo
ha già iniziato la sua missione di pace. Dal Marocco è passato in Egitto,
la sua seconda tappa al Cairo, dove ha incontrato il presidente egiziano
Hosni Mubarak. A parte i convenevoli di rito, ad accogliere Powell sono
state numerose manifestazioni di piazza. Sono stati soprattutto gli universitari
della capitale a protestare immediatamente al suo arrivo. Oltre ventimila
studenti si sono mobilitati per denunciare l'indulgenza americana nei
confronti dello Stato ebraico alla luce delle recenti occupazioni e degli
scontri dei giorni scorsi, a scapito dei palestinesi. Si è manifestato
e protestato anche a Tanta, sul Delta del Nilo. Una situazione che è sembrata
preannunciare quanto poi sottolineato dal presidente Mubarak allo stesso
Powell e cioè "l'importanza del ruolo che possono avere gli Stati Uniti
nel persuadere Israele a rispettare le risoluzioni dell'Onu, soprattutto
le ultime due che impongono il ritiro dell'esercito dalle città palestinesi".
Si tratta, in definitiva, degli stessi intoppi riscontrati l'altro ieri
in Marocco, quando Mohammed VI, un po' con freddezza, gli aveva domandato
retoricamente perché non si fosse recato direttamente a Gerusalemme. E
lo stesso principe saudita, Abdullah, autore del piano di pace tanto in
discussione negli ultimi mesi, aveva avvertito Powell, nel loro incontro
in Marocco, che la credibilità statunitense sta venendo meno nel mondo
arabo, ricordando poi l'importanza di Washington nel tentare di persuadere
il primo ministro ebraico, Ariel Sharon, a ritirare l'esercito dai Territori.
Mubarak, dal canto suo, ha colto l'occasione per precisare agli Usa che
Yasser Arafat, assediato nel suo quartier generale di Ramallah, è il presidente
eletto dai palestinesi ed è con lui che Israele dovrà trattare. |
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