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Sionismo, un'idea
nata in Europa
Il sionismo, l’idea politica nazionale
del popolo ebraico nasce in Europa sul finire dell'Ottocento, nel periodo
in cui stanno fiorendo altre teorie nazionaliste che influenzeranno la
storia politica del Novecento. Questa organizzazione nasce e si diffonde
contemporaneamente agli atteggiamenti antisemiti che si manifestano un
po’ in tutto l’Occidente, dalla Francia (con il caso Dreyfus) all’Europa
orientale (con i pogrom). Nel 1860, però,con la nascita dell’Alliance
Israélite Universelle, per sfuggire alle persecuzioni, si avviano i primi
progetti su futuri insediamenti ebraici in Palestina. In tutto questo,
non c'é nulla di politico. Si tratta per la maggior parte di proposte
basate su un forte senso d’identità culturale e religiosa e su di una
componente di fratellanza. Solo nel 1897, a Basilea, nasce il sionismo
politico vero e proprio, ispirato sia alle idee del giornalista Theodor
Herzl, autore dell’opera Lo stato ebraico, e sia a quelle del medico tedesco
Max Nordau: idea portante del movimento è la costituzione di uno
Stato ebraico autonomo e liberale, basato sul modello dei più avanzati
paesi europei. Per la prima volta, si avanza la pretesa ebraica di un
“focolare nazionale garantito dal diritto pubblico internazionale” che
sia fondato in Palestina. Nel 1909 nasce Tel Aviv, la prima città completamente
ebraica. Nel 1917 la Gran Bretagna decide di sottoscrivere “la dichiarazione
Balfour” in cui si accetta la proposta sionista. A questo fine si è
rivelata determinante la partecipazione massiccia degli ebrei alla prima
guerra mondiale. Alcuni anni dopo, la Gran Bretagna ottiene il protettorato
sulla Palestina, che usciva da un lunghissimo periodo di occupazione turca.
Qui, si stabiliscono circa 450 mila ebrei, su una popolazione complessiva
di un milione. Acquistato terreni e case, organizzano comunità agricole
collettive di ispirazione socialista, i “kibbutz” d’esplicita ispirazione
socialista, e si danno un Parlamento.
Tra il 1933 e il 1948, a seguito della persecuzione
nazista e all'estensione delle leggi razziali, gli ebrei di tutt'Europa
hanno cercato una via di salvezza nell’immigrazione. Migliaia di famiglie
hanno abbandonato le proprie città, il lavoro, gli studi, gli amici e
tutto quanto possedevano per raggiungere la Palestina; nel 1940 sono più
del 30% della popolazione palestinese. Alla fine della seconda guerra
mondiale gli inglesi, in collaborazione con l’Agenzia Ebraica, hanno perciò
deciso di creare una comunità “permanente”. Il 29 novembre 1947 il voto
dell’ONU ha stabilito il futuro della Palestina, quel piccolo lembo di
terra é stato diviso in due parti, uno ad insediamento arabo e
l’altro israeliano. E nel 1948 viene proclamato lo Stato di Israele su
un territorio in cui da millenni vivevano i palestinesi, arabi di religione
musulmanai.
Gli Stati arabi non hanno però accettato
le decisioni dell'Onu e subito sono nati i primi problemi e gli scontri
armati tra la popolazione ebraica e quella araba. È l’inizio di un conflitto
, che si protrae fino ai giorni nostri, ancora lontano da una soluzione
a livello di politica internazionale.
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