IdroGuerra

 

IdroGuerra

di Claudio Colapinto


Lo sviluppo industriale dall'800 ad oggi è stato pianificato sulla base di alcune teorie, che oggi abbiamo scoperto a nostre spese, essere errate. Le basi di questa teoria erano che le risorse terrestri fossero illimitate o comunque non pienamente sfruttate e che in ogni caso grazie allo sviluppo tecnologico, fosse possibile rinnovarle in breve tempo.
L'acqua in una zona come quella del Medio Oriente, non è solo una risorsa ambientale di vitale importanza, ma è anche un fattore economico, politico e militare fondamentale per il potere che conferisce ai paesi che la posseggono.
La minaccia di una guerra per il controllo di territori ricchi di petrolio non è mai stata una novità nello scenario mediorientale, ma i futuri conflitti potrebbero combattersi non più per accaparrarsi l'oro nero ma bensì quello bianco.
Nel 1989 l'ex segretario generale delle Nazioni Unite Boutros-Ghali, allora primo ministro degli esteri egiziano, parlando dei problemi idrici affermò che: "la sicurezza nazionale del suo paese era nelle mani di almeno otto paesi africani".
Quello egiziano è un problema molto comune, infatti quasi la metà della popolazione mondiale dipende da sistemi fluviali spartiti tra più paesi limitrofi.
Gli esempi più evidenti di questo grave problema internazionale, sono quelli dell'India e del Bangladesh che si disputano sulla questione dello sfruttamento idrico del fiume sacro Gange, della Repubblica Ceca e dell'Ungheria per il controllo e l'accesso alle fondamentali risorse del fiume Danubio e del Messico e degli Stati Uniti per controllo del fiume Colorado.
Con lo sviluppo della società moderna i bisogni della popolazione circa l'approvvigionamento idrico sono diventati sempre più incombenti e l'acqua consumata per uso domestico e industriale è in continua ascesa e le falde acquifere sempre più depauperate tendono ad assottigliarsi sempre di più in profondità.
L'epicentro di questa idro-guerra è nel Medio Oriente ed è qui che le dispute sull'acqua modellano e influenzano la futura geopolitica del globo. L'importanza crescente del prezioso liquido, le preoccupazioni riguardanti la qualità e la quantità degli approvvigionamenti, hanno dato luogo ad un concetto di geopolitica delle risorse detta "idropolitica".
L'acqua da sempre fattore fondamentale per la vita dell'uomo è il pilastro delle risorse strategiche di uno Stato e sempre di più il futuro di un paese dipenderà, dalla possibilità di poterla reperire e soddisfare così il continuo e crescente far bisogno.
La rarità e il suo valore crescente sono alla base di conflitti internazionali e alimentano dissidi insanabili fra paesi come ad esempio quello fra Israele e Palestina. Il problema dell'impossibilità di giungere ad una intesa circa l'equo sfruttamento idrico delle fonti comuni tra Israele e i territori di Gaza, risulta aggravato da rivendicazioni politico-ideologiche difficilmente conciliabili.
I palestinesi hanno bisogno dell'acqua che nasce dalle falde acquifere nei territori di Cisgiordania e l'accusa che muovono ad Israele è di avere il monopolio dello sfruttamento di queste risorse.
Negli anni sono stati molteplici, ma vani, i tentativi di negoziato per una risoluzione che portasse ad una gestione coordinata delle risorse e ad una maggiore implementazione degli impianti di desalinizzazione. L'amministrazione militare sotto l'egida della stella di David è inoltre ritenuta responsabile di un' insufficiente distribuzione delle risorse idriche presso le popolazioni palestinesi, frenando così di fatto, lo sviluppo urbano e industriale del territorio occupato.
L'acqua nel bacino del Giordano e le falde acquifere della zona sono al centro di questa diatriba già dagli inizi degli anni Cinquanta.
Le trattative furono sempre bloccate dai paesi arabi che non intendevano assolutamente aumentare le prospettive di sviluppo del nuovo Stato d'Israele.
Anche la famosa la diga sul fiume Yrmuk, che si pensava potesse finalmente risolvere le dispute idriche nel bacino del Giordano, si rivelò solo un altro "buco nell'acqua". Solo negli ultimi anni qualche passo in avanti è stato fatto, con gli accordi di Oslo si è stabilito un gruppo di lavoro sulle risorse idriche formato dalle tre parti contendenti: israeliani, palestinesi e giordani. L'accordo articolato in numerosi punti, ha previsto che Israele si impegnasse a destinare ai palestinesi un far bisogno d'acqua maggiore a quello che fino ad allora era stato erogato.
La firma di questo trattato firmato a Washington nel 1993, tra il leader palestinese Yasser Arafat e il primo ministro israeliano Yitzhak Rabin alla presenza del presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, fu un atto storico e un tentativo, purtroppo dimostratosi vano, di porre fine a decenni di guerre.
Il futuro della gestione delle risorse idriche appare quindi quanto mai complesso e fragile e allo stesso tempo troppo spesso si sottovalutata il potenziale di rischio socio-politico che nasce dall'uso irrazionale e non oculata di questa risorsa limitata.
Il ciclo umano della produzione e del consumo, necessita della distruzione di quote di risorse ed energie non rinnovabili sempre maggiore ed è proprio questa, la causa scatenante di questo squilibrio mondiale. Solo la cooperazione tra stati, il rispetto per l'ambiente e un rinnovato uso della tecnologia può permettere di superare le barriere del limiti dello sviluppo.