Un muro, una barriera di reticolato e cemento di circa 360 chilometri, alto tre metri dividerà israeliani e palestinesi. Separerà lo Stato ebraico dalla Cisgiordania lungo i confini antecedenti al 1967. Questo il rimedio estremo per contenere la minaccia terroristica che grava su Israele, per impedire ai disperati kamikaze, figli di Allah, di compiere la loro ultima missione terrena: nuocere allo Stato ebraico, in cambio della propria vita. Una misura fortemente osteggiata dai palestinesi ma che non intimorisce per nulla gli estremisti. Tempestiva è stata la risposta dei radicali che, per bocca del loro esponente, Ahmed Jibril, hanno reso noto che nessuna barriera riuscirà mai a bloccare gli attentati contro Israele poiché "i kamikaze palestinesi potranno sempre servirsi di deltaplani per superare qualsiasi muro". Dal canto suo, il governo di Ariel Sharon ha dato subito l'assenso ai lavori. Si è preventivata una spesa di circa un milione di dollari a chilometro di barriera. Il primo tratto, lungo 110 chilometri, partirà a est di Afula, una cittadina del nord della Cisgiordania, e nonostante in un primo momento si fosse pensato di non farlo passare per la località di Gilboa, il governo ha dovuto poi tenere conto delle ragioni dei suoi cittadini che protestavano per quell'esclusione. Il labourista, Ben-Eliezer, ha precisato che il muro "non costituisce un confine geo-politico, ma solo una misura di sicurezza contro gli attentati". E per non incorrere in equivoci, fonti ufficiali hanno reso noto che il reticolato non oltrepasserà la linea verde di demarcazione pre-armistiziale del 1967, in maniera tale da non essere confusa con un confine.
(16 giugno 2002)